La
modifica costituzionale denominata “taglio dei
parlamentari”, oggetto del referendum popolare che doveva inizialmente svolgersi in data
29/3/2020, poi rinviato per l’emergenza Covid-19,
e che ora si svolgerà il 20
e 21 settembre 2020, è
stata adottata con lo scopo di ottenere
un “risparmio
di costi” ed è stata votata da quasi tutti i gruppi parlamentari.
In caso di esito referendario favorevole, questo “taglio dei parlamentari” realizzerà un modesto risparmio, ma si aprirebbero una
serie di problemi di non facile soluzione.
In questo post esaminiamo alcune
problematiche collegate alla legge elettorale,
poiché: “In linea generale, è noto che il
numero dei seggi da assegnare e la dimensione delle circoscrizioni incidono sul
rendimento istituzionale dei sistemi elettorali, potendo determinare effetti di maggiore o minore selettività
e quindi effetti sistemici rilevanti, quali soglie di sbarramento implicite, determinate proprio da una contrazione
del numero di eletti” (audizione a1 Senato del prof. Giovanni Tarli Barbieri).
Infatti,
la riduzione del numero dei seggi inevitabilmente cambia il rapporto
eletti/elettori (quoziente di
rappresentanza) e comporta, indipendentemente dal sistema elettorale
utilizzato, una maggiore estensione dei
collegi e delle circoscrizioni elettorali; il sistema elettorale adottato
può, a sua volta, introdurre degli ulteriori effetti distorsivi.

In
proposito, nella documentazione allegata alla proposta di “taglio
dei parlamentari” compaiono due tabelle che rendono evidenti
questi effetti distorsivi prodotti
dall’attuale legge elettorale, poiché si verificherebbe sia un notevole aumento delle dimensioni dei collegi (in
particolare al Senato) che evidenti differenze
tra le varie Regioni (Vedere tabelle a lato).
Per
esempio: - nel Friuli V. G. e in Abruzzo vi sarebbe un unico collegio
uninominale rispettivamente di circa 1,2
e 1,3 milioni di abitanti; in Calabria, in Toscana e nel Lazio vi sarebbero
collegi di circa 900.000 abitanti, mentre
in altre nove regioni i collegi avrebbero oltre 800.000 abitanti.
L’attuale
sistema elettorale, per quanto modificato dalla legge 51/2019, darebbe luogo ad
uno sbarramento implicito ben superiore
al 3,0% (espressamente previsto dal Rosatellum-bis),
rendendolo di fatto meno proporzionale e più maggioritario e distorcendo ancora di più la rappresentanza
politica.
Inoltre,
aumenterebbero le disuguaglianze nella
rappresentatività di alcune Regioni rispetto ad altre, cioè vi sarebbe una disparità nella rappresentatività
territoriale. Per la Basilicata e per l’Umbria, per esempio, ci sarebbe una
diminuzione degli eletti del 60%; il Trentino-Alto Adige avrebbe invece un
certo vantaggio, perché avendo comunque la garanzia di tre senatori per
ciascuna provincia autonoma, si troverebbe ad averne comunque almeno sei, e
naturalmente in relazione alla popolazione questo crea indubbi squilibri
rispetto ad altre Regioni.
Alla
Camera gli effetti distorsivi sarebbero di minore entità: a fronte di una media
di 1 eletto/404.311 elettori; su 28 circoscrizioni ci sarebbero: - 9 circoscrizioni sotto media (tra 3-400.000 elettori); - la Valle d’Aosta
e il Trentino (con un rapporto ben sotto i 300.000
elettori); - al contrario 16
circoscrizioni avrebbero rapporti superiori alla media con il massimo per
la Basilicata pari a 1/578.036 elettori;
- mentre Lazio1 avrebbe un rapporto quasi nella media.
Questo
rapido confronto evidenzia anche un aumento nella disparità della rappresentanza dentro a ciascuna Camera, ma anche
tra la Camera e il Senato, aspetto quest’ultimo rilevante nella misura in cui
rimangono identiche le funzioni tra le due Camere, ponendo così qualche dubbio:
“Vi è da chiedersi se scostamenti tanto
significativi non siano apprezzabili anche sul piano della legittimità
costituzionale, venendo in gioco il paradigma dell’eguaglianza del voto di cui all'art. 48 Cost., alla luce del divario eccessivo nella capacità
rappresentativa degli elettori nei diversi collegi” (audizione a1
Senato del prof. Giovanni Tarli Barbieri).
Per
ridurre queste distorsioni bisognerebbe adottare l’ennesima nuova legge
elettorale, ma quale sarebbe la più idonea?
L’attuale
maggioranza giallo-rossa ha recentemente presentato una nuova proposta, basata sul
sistema proporzionale (denominata “Brescianellum”), prevedendo l’assenza
del voto di preferenza, la conversione dei voti in seggi verrà fatta a livello
nazionale e con uno sbarramento del 5,0%,
ma con un meccanismo che permette “il diritto di tribuna” (possibilità
di entrare in Parlamento ad alcune condizioni, anche se un partito resta sotto
la soglia del 5,0%), la soppressione
dei collegi uninominali dell’attuale legge.
Per
questa nuova proposta non è ancora possibile valutare le conseguenze derivanti
dal “taglio dei parlamentari”, poiché ci sono
ancora troppe variabili in gioco; del resto, i veri obiettivi di questa nuova
legge elettorale sono sostanzialmente due: 1) impedire la trasformazione di una maggioranza relativa di voti in
maggioranza assoluta di seggi; 2) condizionare
il partito che riceve più voti obbligandolo a coalizioni di governo più ampie
(grazie al sistema proporzionale e alla mancanza del premio in seggi); questo
nuovo sistema produrrà probabilmente governi “deboli” e “a
tempo”, basati su accordi di coazione post voto, condizionati dal potere
di ricatto dei piccoli partiti e/o dei gruppi parlamentari e/o dalle lobbies.
Per
completezza, ma senza entrare nel merito, va ricordato come gli eletti
all’estero (specie per i senatori), che già oggi sono espressione di collegi molto
ampi, vedrebbero aumentare notevolmente
sia la dimensione territoriale del
proprio collegio che il rapporto eletti/elettori.

In conclusione.
Un giudizio corretto sul “taglio dei parlamentari” deve tener conto anche del tipo di legge elettorale che verrà conseguentemente adottata, poiché potrebbe essere variata e/o distorta la rappresentanza: “Quantitativamente aumenta la distanza fra rappresentato e rappresentante. Il riverbero sulla qualità della rappresentanza è evidente, con una diminuzione della possibilità per il cittadino di veder eleggere un “proprio” rappresentante, abbassando il grado di potenziale identificazione del rappresentato con il rappresentante”(intervento del prof. Alessandra Algostino).
Un giudizio corretto sul “taglio dei parlamentari” deve tener conto anche del tipo di legge elettorale che verrà conseguentemente adottata, poiché potrebbe essere variata e/o distorta la rappresentanza: “Quantitativamente aumenta la distanza fra rappresentato e rappresentante. Il riverbero sulla qualità della rappresentanza è evidente, con una diminuzione della possibilità per il cittadino di veder eleggere un “proprio” rappresentante, abbassando il grado di potenziale identificazione del rappresentato con il rappresentante”(intervento del prof. Alessandra Algostino).
Anche
per queste ragioni bisogna respingere questa proposta di modifica
costituzionale, salvaguardando la dignità e il ruolo del Parlamento, in quanto organismo
istituzionale eletto direttamente da tutti i cittadini italiani.
Euro
Mazzi
Questo post fa parte di
una articolata analisi sulle proposte di riforma della Costituzione e sulle
problematiche del sistema democratico e politico italiano.
I post relativi al “taglio
dei parlamentari” sono i seguenti: 1) REFERENDUM: LA BOIATA DEL “TAGLIO DEI PARLAMENTARI”: QUI
2) REFERENDUM: UN “TAGLIO” ALLA RAPPRESENTANZA: QUI
3) REFERENDUM: UN ABBINAMENTO CHE NON STA IN PIEDI: QUI
I post sulla precedente proposta di riforma Renzi-Boschi sono i seguenti:
- VERSO IL REFERENDUM: LIBERTÀ E GIUSTIZIA SOCIALE (una premessa …): QUI
1) IL NUOVO SENATO: UNA (CONTRO)RIFORMA CONFUSA E POCO INCISIVA: QUI
2) CONTRO-RIFORMA COSTITUZIONALE: UN SENATO DI “DESIGNATI” … UN GOVERNO “PIGLIATTUTTO”: QUI
3) (CONTRO)RIFORMA COSTITUZIONALE: IL RIDIMENSIONAMENTO DELLE AUTONOMIE LOCALI E UNA DERIVA NEOCENTRALISTA: QUI
4) (CONTRO)RIFORMA COSTITUZIONALE: RAFFORZAMENTO DELL’ESECUTIVO E PREMIERATO FORTE: QUI
5) (CONTRO)RIFORMA COSTITUZIONALE: UN PRESIDENTE ARBITRO O UNO DEI GIOCATORI?: QUI
6) (CONTRO)RIFORMA COSTITUZIONALE: UNA CORTE SOPRA LE PARTI O DI PARTE?: QUI
7) (CONTRO)RIFORMA COSTITUZIONALE: LA FAVOLA DELLE PROVINCE, ELIMINATE COME NOME e RINATE COME ENTI DI AREA VASTA …: QUI
8) (CONTRO)RIFORMA COSTITUZIONALE: SUI RISPARMI I CONTI NON TORNANO … TRA APPROSSIMAZIONI E DEMAGOGIA: QUI
9) (CONTRO)RIFORMA COSTITUZIONALE: DECISIONISMO SUPERFICIALE E CONFUSO: QUI
10) (CONTRO)RIFORMA COSTITUZIONALE: IL PREMIERATO STRISCIANTE: QUI
11) NO … è meglio!: QUI
Altri post sull’argomento:
- IL POPULISMO DEL PDRenziano: QUI
- NEMESI RENZIANA …: QUI
- “HYBRIS” E IL RENZISMO …: QUI
- LO STRARIPANTE “POPULISMO” DEL GOVERNO RENZI: QUI
- UN QUESITO REFERENDARIO NON NEUTRALE MA SIMILE AD UNO SPOT: QUI
- SE RENZI “CAVALCA” L’ANTIPOLITICA …: QUI
- CONTRO)RIFORMA RENZI/BOSCHI: ALLA DISPERATA RICERCA DI PADRI NOBILI … e le tecniche di propaganda: QUI
- PANICO DA REFERENDUM: LA GOVERNABILITÀ RICHIESTA DAI POTERI ESTERNI …: QUI
- PANICO DA REFERENDUM: TRA “PAURE” E OTTIMISMO: QUI
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