Ogni
cittadino ha il diritto di potersi rivolgere a qualsiasi struttura sanitaria
presente sul territorio italiano per cercare una risposta ai propri bisogni di salute; questa possibilità
origina un fenomeno molto importante che viene indicato come “mobilità sanitaria”.
Per
“mobilità sanitaria” si intende lo spostamento
di un cittadino residente in una ASL/Regione per usufruire di una prestazione
sanitaria in una struttura ubicata in un’altra ASL/Regione; questo spostamento
sviluppa dei flussi finanziari tra
le varie ASL/Regioni, in quanto ogni struttura sanitaria (pubblica o privata
convenzionata) che eroga la prestazione deve essere rimborsata dall’ASL/Regione
di appartenenza (cioè dove il cittadino risiede).
Questi flussi
finanziari vengono “compensati” tra le Regioni, in quanto vi sono flussi finanziari attivi o passivi,
poiché esiste una “mobilità sanitaria attiva” (cioè
la “capacità
di attrazione” di una ASL/Regione che eroga un servizio) e una “mobilità sanitaria passiva” (detta anche “fuga”, in quanto un residente usufruisce delle
prestazioni in altra ASL/Regione, rinunciando a servirsi della propria); questa
“compensazione”
(o “saldo”
in quanto è frutto della differenza tra l’ammontare economico di tutte le
prestazioni di “mobilità sanitaria attiva” con
la somma di quelle “passive”) costituisce un ottimo indicatore per valutare la qualità del servizio erogato da una
ASL/Regione rispetto alle altre (anche se bisogna tener conto delle prestazioni
erogate a cittadini che dimorano nel territorio dove ricevono il servizio, ma
che risultano residenti altrove, la cd. “mobilità apparente”).
