La
pandemia da covid-19 ha inevitabilmente
posto al centro dell’attenzione generale il funzionamento e la tenuta
istituzionale e organizzativa del Servizio
Sanitario Nazionale (SSN); a
partire dal febbraio 2020 fino ad oggi sono però emerse notevoli criticità, tra
le quali per esempio: le strutture obsolete; gli organici ridotti; le diverse
problematiche dell’assistenza ospedaliera e di quella territoriale; l’eccessivo
ricorso all’ospedalizzazione in assenza di una efficace assistenza territoriale;
la scarsità di mezzi e dispositivi essenziali (es. ventilatori polmonari nelle
terapie intensive); gli operatori sanitari a volte privi di mezzi e sistemi di
sicurezza; i ricorrenti conflitti tra il livello nazionale e quello regionale; la disomogeneità territoriale
organizzativa e gestionale dei vari Servizi Sanitari Regionali (SSR); le
confusioni nelle indicazioni comportamentali e nella messa in atto di misure
per rilevare e/o impedire il contagio.
In questo “problematico contesto” gli operatori sanitari (medici, infermieri, tecnici, OSS, ecc.) hanno dovuto supplire con il proprio impegno personale alle carenze organizzative e alla confusione gestionale, assistendo i pazienti “al meglio” delle proprie possibilità.
Gli esponenti dei vari partiti/movimenti/gruppi si sono divisi principalmente in base alla loro collocazione al governo nazionale, regionale e comunale e, conseguentemente, le critiche o le giustificazioni spesso sono state improntate a pura “propaganda partigiana”, con una totale assenza di capacità di analisi, di riflessione sui dati, di proposta dei rimedi e di lungimirante programmazione del futuro.
In questo “problematico contesto” gli operatori sanitari (medici, infermieri, tecnici, OSS, ecc.) hanno dovuto supplire con il proprio impegno personale alle carenze organizzative e alla confusione gestionale, assistendo i pazienti “al meglio” delle proprie possibilità.
Gli esponenti dei vari partiti/movimenti/gruppi si sono divisi principalmente in base alla loro collocazione al governo nazionale, regionale e comunale e, conseguentemente, le critiche o le giustificazioni spesso sono state improntate a pura “propaganda partigiana”, con una totale assenza di capacità di analisi, di riflessione sui dati, di proposta dei rimedi e di lungimirante programmazione del futuro.
