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sabato 22 ottobre 2016

(CONTRO)RIFORMA COSTITUZIONALE: IL PREMIERATO STRISCIANTE (parte decima)

Renzi afferma che la sua riforma costituzionale “non tocca il potere del presidente del Consiglio”, cioè non li aumenta, dato che “nessun articolo riguarda i suoi poteri”.
Se è tecnicamente vero che nella riforma Renzi/Boschi non ci sono interventi espliciti sui poteri del Presidente del Consiglio (l’art. 95 della Costituzione resta invariato), in sostanza, però, ci sono alcune previsioni che portano direttamente e/o indirettamente ad un maggiore accentramento di poteri sul Governo e sul suo Presidente. Ragioniamo intorno a queste previsioni.

giovedì 6 ottobre 2016

UNA RIFORMA SCRITTA MALE, CONFUSA E CONTRADDITTORIA (prima parte)

George Orwell nel 1948 diceva che: “La nostra civiltà è in una fase decadente. E il nostro linguaggio non può che condividere questo crollo”. Un esempio di decadenza linguistica è ben rappresentato dal confronto fra il testo della costituzione del 1948 e quello della riforma Renzi/Boschi del 2016 oggetto del prossimo referendum del 4/12/2016.
In generale, occorre ricordare l’importanza di scrivere bene il testo di una legge, ovvero la sua chiarezza nelle espressioni utilizzate, evitando per esempio i richiami normativi generici e/o il continuo ricorso a eccezioni che rendono difficile la sua comprensione. Lo scrittore Carofiglio sostiene che “Le leggi sono scritte malissimo. Volutamente. Per ragioni culturali e procedurali. Il ceto dei giuristi parla in maniera deliberatamente incomprensibile, per poter utilizzare il potere dell’oscurità. Se le leggi e gli atti giuridici sono incomprensibili c’è necessità di un mediatore, di un interprete, di un titolare di questa funzione sacerdotale che è appunto il giurista. È un fatto di potere, oltre che di pigrizia e narcisismo”.

mercoledì 29 giugno 2016

(CONTRO)RIFORMA COSTITUZIONALE: DECISIONISMO SUPERFICIALE E CONFUSO (parte nona)

Tra le definizioni date da Renzi sulla sua riforma costituzionale scegliamo questa: “Ci accingiamo ad andare verso una forma di democrazia decidente”. Con questa frase Renzi non descrive l’essenza della sua riforma, poiché semplicemente riprende una espressione di Calamandrei, ma la stravolge utilizzandola in senso propagandistico e demagogico per sottolineare alcuni aspetti, come il decisionismo che si contrappone alla lentezza del parlamentarismo degli “inciuci”; il nuovo e il giovane contro il vecchio; il veloce contro il lento; il cambiamento contro la conservazione ... Ma se anche la si considerasse nel merito, questa frase risulta non vera se riferita alla riforma Renzi-Boschi e per dimostrarlo ci limitiamo qui a tre aspetti.

venerdì 24 giugno 2016

(CONTRO)RIFORMA COSTITUZIONALE: SUI RISPARMI I CONTI NON TORNANO … TRA APPROSSIMAZIONI E DEMAGOGIA (parte ottava)


I fautori della riforma costituzionale Renzi/Boschi sottolineano l’importanza dei risparmi che si otterranno dalla sua entrata in vigore. La Boschi ha dichiarato in più occasioni che si tratterebbe di circa 500 milioni di risparmi: 80 milioni l’anno dalla riduzione dei senatori; altri 70 milioni da risparmi sulle Commissioni, rimborsi ai gruppi e riduzione dei funzionari del Senato; 320 milioni l’anno dal superamento delle Province; 20 milioni dalla soppressione del Cnel.
In altre occasioni altri esponenti hanno avanzato stime di risparmi più consistenti. Il sottosegretario Delrio ha dichiarato che i risparmi dalla sola abolizione delle Province saranno dell'ordine di 850 milioni l'anno. Renzi twittava il 19/1/2014 su risparmi di circa 1 miliardo: “Via i senatori, un miliardo di tagli alla politica, a dieta le Regioni, legge elettorale anti larghe intese. Se si chiude, Italia #cambiaverso”. Il calcolo renziano era questo: se sommiamo gli 850 milioni di risparmi per l'abolizione delle Province, i 50 del Senato, i 20 del Cnel e i 44 provenienti dalle Regioni (24 per la riduzione delle indennità e i 20 per l'abolizione dei finanziamenti ai gruppi), arriviamo a 964 milioni l'anno. Altri esponenti hanno parlato chi di 2 e chi di 4 miliardi di risparmi. Insomma una gara a chi la spara più grossa, poiché mancano al momento analisi precise e studi seri … ma alcune ricerche ci sono … e smentiscono le “favole” sui risparmi.

venerdì 10 giugno 2016

(CONTRO)RIFORMA COSTITUZIONALE: LA FAVOLA DELLE PROVINCE, ELIMINATE COME NOME e RINATE COME ENTI DI AREA VASTA … (settima parte)

La riforma costituzionale Renzi/Boschi ha cancellato dal nuovo testo ogni riferimento alle “Province”, portando a compimento un impegno preso in precedenza da vari governi e ritenuto un passaggio essenziale per favorirne la soppressione. Se però si approfondisce l’articolazione del testo di riforma allora si scopre che non si può parlare di eliminazione, semmai di trasformazione della Provincia (quale ente costituzionalmente necessario dotato di funzioni proprie) in ente di secondo grado genericamente denominati “enti di area vasta”, previsti da una disposizione finale della riforma stessa (art. 40, comma 4), che rimanda l’attribuzione dei suoi profili ordinamentali generali alla legge statale e le ulteriori disposizioni alla legge regionale.

sabato 14 maggio 2016

CONTRO-RIFORMA COSTITUZIONALE: UN SENATO DI “DESIGNATI” … UN GOVERNO “PIGLIATTUTTO” (seconda parte)

Nel precedente post abbiamo esaminato le incongruenze della riforma del nuovo Senato, mettendo in risalto come l’abolizione della elezione diretta sia in contrasto con il permanere di una articolata funzione legislativa del Senato stesso; il problema vero sono le competenze rapportate al tipo di elezione e in tal senso è esagerata anche la previsione dell’immunità.
Ora approfondiamo altri aspetti: la composizione e le modalità di designazione dei senatori.
Il futuro Senato sarà composto da consiglieri regionali e da sindaci designati dai rispettivi organi regionali: * 74 saranno consiglieri regionali eletti dai Consigli regionali di appartenenza; * 21 saranno sindaci eletti dai Consigli regionali, nella misura di uno per ciascuno, fra tutti i sindaci dei comuni della Regione.

mercoledì 4 maggio 2016

IL NUOVO SENATO: UNA (CONTRO)RIFORMA CONFUSA E POCO INCISIVA (prima parte)

L’analisi della riforma costituzionale (definitivamente approvata nell’aprile 2016 e oggetto del referendum) ha un titolo: “Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, …”; è un titolo accattivante che verrà riportato nella scheda referendaria; è un titolo che ammicca alla protesta diffusa contro le lentezze parlamentari e i costi della politica; un titolo che potrà dare agli elettori una certa indicazione, non interamente scevra da considerazioni di tipo populistico.